SHACKLETON (Skull Disco)
BODYCODE (SA, Spectral)
Night opening: JAPANESE GUM
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Techno, house, glitch, dubstep. Lontani dalle solite traiettorie, lontani da ogni prevedibilità: il Link prende quota, e si avventura sempre più ad esplorare strade che portano a narrazioni sonore uniche, in grado di masticare l’alfabeto della contemporaneità dance più nobile in un modo dove devono essere la fantasia e la creatività a giocare il ruolo decisivo. Non altro. Artisti non solo bravi, infatti, ma pronti pure a prendersi dei rischi; artisti davvero disposti a considerare le sonorità elettroniche come un playground dove cercare vertiginose avventure, non scontate conferme. Questa è la regola. Che sabato 7 novembre sarà declinata in modo davvero efficace grazie alla presenza di due grandissimi artisti.
CAMBIO IN CORSA TRA GLI HEADLINER DI SABATO 7 NOVEMBRE: SHACKLETON SOSTITUISCE MARTYN
Una sostituzione all’ultimo. “Sono stato promoter anche io, e so quanto queste cose siano problematiche”: con queste parole Martyn inizia la mail di scuse con cui avverte che, per un improvviso problema alla schiena, non sarà in grado di essere a Bologna per la serata al Link del 7 novembre (così come il giorno precedente a Torino, per il festival Club To Club). “Mi spiace davvero perdere una serata che, a vedere la line up e il posto, si prospettava splendida”, prosegue, “e conto di poter recuperare la data al più presto”. Dispiace molto a tutto il Link e al pubblico bolognese non poter assaporare lo stile e la classe di Martyn, ma in tempo quasi reale (verrebbe da dire: irreale) si è riusciti a trovare una soluzione che, immaginiamo, non lascerà nessuno con l’amaro in bocca: oltre a Bodycode, l’altro headliner della serata di sabato 7 sarà infatti Shackleton.
Artista di culto assoluto, Sam Shackleton è fondatore (assieme ad Appleblim) della Skull Disco, label misteriosa dall’artwork spesso vicino agli stilemi heavy metal ma dalla musica assolutamente rivoluzionaria: una fusione di dubstep, house tribale e inquietanti deviazioni dub che in poco tempo ha fatto strage di cuori e posto i due al centro della club culture più nobile e visionaria. Fedele alla sua stranezza e al gusto dello spiazzamento, Shackleton ha deciso assieme al suo socio di “ammazzare” la label dopo solo una decina di uscite (“Ci è sembrato un numero sufficiente di dischi…”). Poco male: ad assicurarsi i suoi servigi è stata la Perlon, quella che è abitualmente la casa di Ricardo Villalobos – nulla di strano, visto che il cileno è un fan sfegatato di Sam… L’uscita del primo album sotto la nuova label (“Three EP’s”, raccolta di tre EP) arriva proprio in questi giorni: l’accoglienza della stampa europea (anche quella italiana, vedi ad esempio Rumore, Blow Up) è stata a dir poco entusiastica. Shackleton si conferma sempre più come artista in grado di fotografare in musica con abilità e tocco eccezionali ansie e stili del nuovo millennio, tra dancefloor e oniriche suggestioni. Per Bologna, poterlo ospitare è davvero un privilegio. A memoria, difficilmente un cambio di headliner last minute si è rivelato così fortunato: una piccola magia, già da segnare nella storia del rinato Link. In attesa che Martyn, come da lui stesso promesso, arrivi a recuperare nei prossimi mesi la data saltata tra le mura di Via Fantoni.
Il sudafricano Alan Abrahams invece, noto anche come Bodycode, è forse leggermente meno visionario ed astratto, ma non per questo meno efficace. In tempi in cui la minimal techno è in un periodo di stasi artistica e di cliché in continua e stanca ripetizione, le sue produzioni sono sempre state e continuano ad essere davvero un mondo a parte: calde, sensuali, percorse da sample sorprendenti e da una vena ritmica che paga un robusto tributo alle sue radici africane, radici che si innestano in modo quasi magico ed inspiegabile con stilizzazioni minimaliste alla Sutekh o Akufen. E’ il vero e proprio funk del futuro, il suo: digitalmente accuratissimo, micidialmente efficace, dove il sapore della Madre Terra ingaggia una lotta senza quartiere con derive techno/house al silicio. Abrahams gestisce tutto questo col suo sguardo di ghiaccio associato ad una fisicità unica, intensa, la fisicità di un giramondo che in questi anni ha cambiato di continuo continenti e città (Cape Town, Lisbona, Berlino, Londra…) e ottenuto enormi riconoscimenti (dischi in uscita su Scape e Spectral, giusto per citare le label dei suoi due lp “Version” e “The Conservation Of Electric Charge).
Come sempre, le traiettorie diverse del Link hanno di regola un primo assaggio all’insegna della sperimentazione colta (e coinvolgente): prima di Martyn e Bodycode, ad aprire la serata ci saranno i genovesi Japanese Gum, duo comporto da Davide Cedolin e Paolo Tortora. Chitarre in ipnotica chiave shoegaze che collassano in un vertiginoso gioco di glitch, più altri scontri/incontri ancora tra sfera digitale e modalità analogiche. Speciale la loro esibizione al Link: presentano infatti il loro primo album (dopo una fortunata serie di brani singoli usciti a partire dal 2007) intitolato “Hey Folks! Nevermind, We Are All Falling Down”. L’introduzione migliore ad una serata dove volare fuori dalle solite traiettorie sarà il migliore degli obblighi. A garantirlo anche un apparato visuale d’eccezione, architettato da ZeroZero, ovvero l’evoluzione finale e più affilata della lunga collaborazione tra Fabrizio D’Amico (Vj Hash) e Nicola Saponaro (SapoLab), da anni maestri nel nutrire in tutta Italia le retine – e non solo – di chi vive profondamente e con grande consapevolezza gli stimoli delle musiche e culture elettroniche.
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Prezzi:
-INGRESSO: € 10
-TESSERA ASSOCIAZIONE LINK OBBLIGATORIA: € 5 (valida fino al 31/12/2009)





